Angela Garcia de Paredes, “Costruire, abitare, pensare”
Costruire attorno, salvaguardare, preservare, inglobare.
La conferenza di Ángela García de Paredes sulla coesistenza progettuale tra il nuovo e lo storico.
Da scuole costruite attorno a gelsi secolari, a biblioteche stabilite su rovine di muri del Califfato di Cordoba, è così, in un certo senso, che “si entra a far parte della storia di edifici, piazze, quartieri; delle città e del mondo che verrà”.
Immagina di essere un architetto a cui viene affidato un progetto che imporrebbe l’abbattimento di gelsi pluricentenari fatti piantare nientepopodimeno che dalla famiglia Borgia in persona.
Dire che sarebbe un peccato è riduttivo, ma allora che fare?
Come deve porsi l’architetto nei confronti della responsabilità tra il nuovo e lo storico: prediligere la conservazione o il progresso, abbattere e andare avanti o fermare tutto e rimandare a casa i bulldozer?
Ángela García de Paredes risponde, durante la sua conferenza, così: costruire attorno, salvaguardare, preservare, inglobare.
È il caso della Kid’s University di Gandia, dove l’intero progetto per la realizzazione della nuova scuola, è stato pensato attorno ai gelsi “papali”, un edificio che è un grande abbraccio alla storia, dove il giardino quattrocentesco vive tutt'oggi florido e in sinergia con le aule a vetrata e le attività degli studenti.
Ma è anche il caso della Biblioteca di Cordoba, un edificio che sarebbe stato destinato a sorgere in mezzo a un parco storico risalente al diciottesimo secolo.
Progettato con l’onere – e l’onore – di includere al suo interno una fetta intonsa di muro appartenente all’antico Califfato, l’edificio ad oggi coesiste in armonia con il bagaglio storico del territorio, anche grazie allo stile ricco di richiami architettonici arabeggianti, come gelosie in alluminio che schermano il lato più esposto al sole.
E, sempre in termini di resti e rovine, slittiamo ancora più indietro nel tempo, al quattordicesimo secolo, con il tappeto di rovine di pietra rossa appartenenti alla civiltà merinide che riposano al piano terra della Biblioteca di Ceuta, ammiccando al concetto che come un insieme di rovine può diventare fondamento di un palazzo, così l’eredità di ciò che siamo oggi fonda le proprie radici nelle civiltà che ci hanno preceduto.
Ma “il bello dell’architettura per me sta anche nei piccoli interventi”, conclude García de Paredes.
Ne è un esempio la sua opera magna: il recupero di antiche case pellegrine affacciate su Piazza Navona, destinate a diventare la nuova sede dell’Ambasciata Spagnola in Italia.
“Perché non sempre serve un intervento radicale per stravolgere gli spazi” spiega l'architetta, illustrando una maggioranza di interventi minori e calcolati, che hanno conservato pressoché intonso l’involucro esterno dell’edificio; “bastano piccole modifiche per entrare a far parte — in questo caso — della storia di Roma”, ma più in generale della storia attorno a cui un giorno costruiranno gli esseri umani del futuro.






